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Parola d’ordine: e-fuel, ma non convince tutti

I carburanti e-fuel potrebbero essere il futuro delle auto a benzina: tutte le caratteristiche e le differenze con i biocarburanti

Sono finalmente volti al termine tutti i principali test effettuati sui carburanti e-fuel, un importante strumento che l’Europa è pronta ad utilizzare per combattere i cambiamenti climatici. Come? Accelerando il processo di potenziale riduzione delle emissioni di anidride carbonica da parte dei milioni di motori a combustione interna prodotti a partire dal 2014 nel nostro continente.

Che cosa sono i carburanti e-fuel


I carburanti e-fuel (detti anche “carburanti sintetici”) sono combustibili liquidi simili alla benzina o al gasolio ma che, a differenza dei più comuni idrocarburi odierni, non provengono da fonti energetiche fossili. Questi nuovi carburanti vengono infatti prodotti attraverso l’elettricità proveniente da fonti rinnovabili, la quale separa idrogeno e ossigeno dall’acqua e crea così una sorta di idrogeno rinnovabile.

Gli e-fuel quindi sono carburanti sostitutivi “drop-in” costituiti da energia rinnovabile ed anidride carbonica catturata nell’atmosfera. Essi rappresentano un’opzione estremamente valida per decarbonizzare i veicoli tradizionali, cioè quelli con motore a combustione interna. Emettendo in atmosfera la stessa quantità di anidride carbonica utilizzata per la loro produzione, sono considerati carburanti più puliti.

Si tratta della cosiddetta “benzina verde” che, in virtù della proposta della Commissione Europea di interrompere la vendita di nuove automobili con motori termici a combustione interna (comprese le ibride) a partire dal 2035, potrebbe diventare fondamentale in futuro. Per qualcuno, i carburanti sintetici saranno la salvezza delle auto a benzina in gran parte dell’Europa.

Si è mossa in questo senso anche l’Italia, che ha cercato di emulare la Germania e di mobilitarsi per poter utilizzare i carburanti e-fuel anche dopo il 2035. Queste infatti le chiare parole di Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica: “Il Governo Italiano si impegnerà nei prossimi 2-3 anni ad investire 4 miliardi di euro sull’e-fuel”.

Vantaggi e svantaggi dei carburanti e-fuel


I carburanti e-fuel presentano diversi vantaggi rispetto alle altre soluzioni odierne.

Innanzitutto, hanno proprietà fisico-chimiche molto simili agli attuali combustibili. Il tuo mezzo di trasporto ha un motore termico? La versatilità di questi nuovi carburanti sintetici ti permette di utilizzarli senza particolari adattamenti. Stesso discorso per la catena di distribuzione e lo stoccaggio del carburante. Ciò significa che gli e-fuel non richiedono una sostituzione del veicolo, né un aggiornamento del sistema di alimentazione del motore o una nuova rete di infrastrutture.

Inoltre, i carburanti e-fuel non si limitano alle macchine e alle moto: essi infatti, per via della loro densità energetica, potrebbero diventare validi alleati anche di veicoli commerciali, navi e aerei. Questo anche grazie alla facilità e alla sicurezza che garantiscono nel trasporto, a differenza ad esempio dell’idrogeno – molto più rischioso e pericoloso.

D’altra parte, gli e-fuel presentano anche un aspetto negativo in particolare: la complessità della loro produzione. Gli step intermedi per arrivare al risultato finale sono infatti molteplici, lunghi e articolati. La loro produzione dipende dall’energia rinnovabile, ma non tutti i paesi europei ne hanno a disposizione nelle sufficienti quantità.

Ad esempio, a vedere solo il rovescio della medaglia è niente meno che la Volkswagen. Il capo del marchio Thomas Schafer descrive infatti gli e-fuel come una “distrazione inutile”, aggiungendo che “il motore endotermico è finito”. Alla luce di questi commenti, pare quindi che il gruppo Volkswagen non sia per niente spaventato al momento: secondo loro, questa alternativa salverà solo i veicoli più datati, ma non influenzerà in maniera determinante il nostro futuro.

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Le principali differenze con i biocarburanti


Gli e-fuel non vanno però confusi con i biocarburanti. Quest’ultimi infatti si ottengono dalla biomassa, una materia di origine organica (vegetale o animale), attraverso processi biologici, termochimici e meccanici.

A seconda dei materiali utilizzati e dei processi produttivi, è possibile distinguere i biocarburanti in diverse categorie:

  • Biocarburanti di prima generazione. Ottenuti da coltura agricole, come ad esempio il bioetanolo, il biodiesel o gli oli vegetali;
  • Biocarburanti di seconda generazione. Derivano da rifiuti non destinati all’alimentazione e dalle industrie agroalimentari e forestali, come ad esempio il biogas e il biometano;
  • Biocarburanti di terza generazione. Provengono da alghe e piante acquatiche che contengono almeno il 50% di olio naturale. Questa tipologia però non è ancora stata prodotta su scala commerciale;
  • Biocarburanti di quarta generazione. Ottenuti da mutazioni genetiche di microrganismi volte a migliorare l’efficienza dell’anidride carbonica. Questa tipologia però è ancora in via di sviluppo, soprattutto negli Stati Uniti.

I loro processi di produzione sono molto efficienti e, come detto, si tratta di un combustibile rinnovabile. Inoltre, le sue emissioni di anidride carbonica sono decisamente inferiori rispetto ai carburanti fossili. E poi perché no, la produzione di biocarburanti potrebbe anche fornire una soluzione interessante per lo smaltimento dei rifiuti – un’alternativa più sicura in termini di conservazione e trasporto.

Alla luce di queste informazioni, è lecito avere dei dubbi circa i carburanti e-fuel che, nonostante possano rappresentare la soluzione migliore per il futuro delle macchine a benzina o diesel, non sono ancora riusciti a convincere tutti gli addetti ai lavori.

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Category: Tecnologia

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